Poliuretano: tutto quello che c'è da sapere su questa materia plastica.
Spiegato in modo semplice e veloce.Pubblicato il 3 Settembre 2026
Poliuretano (PUR) – sintesi sintetica
Il poliuretano (PUR) è una plastica versatile ottenuta tramite poliaddizione di isocianati e alcoli. Si presenta in tre forme principali: termoplastica, termoindurente ed elastomerica, ciascuna con specifiche proprietà meccaniche. A seconda della composizione, il PUR è adatto ad applicazioni flessibili, rigide o elastiche. Sin dalla sua invenzione nel 1937 ad opera di Otto Bayer, il PUR si è affermato in numerosi settori, ad esempio nei materiali isolanti, nei tubi flessibili, nelle suole delle scarpe, nei componenti automobilistici e persino nel settore sportivo. Particolarmente vantaggiosi sono la sua versatilità di forma, la possibilità di regolare il grado di durezza (Shore A/D), la durata nel tempo e – nelle varianti termoplastiche – la buona riciclabilità.
In questo articolo tecnico vengono trattati i seguenti argomenti. Nota: i singoli punti contengono collegamenti alle rispettive sezioni:
Che cos’è il poliuretano?
Il termine “poliuretano” rivela già di per sé alcune informazioni sulla composizione di questo materiale. Il termine è composto dai termini poli (dal latino “molti”) e uretano, che indica un determinato gruppo di sostanze chimiche (C3H7NO2). In definitiva, il termine «poliuretano» indica quindi che molti gruppi uretano sono legati tra loro. Per quanto semplice possa essere il termine, altrettanto variegate sono le forme in cui il poliuretano può presentarsi nella pratica.
I poliuretani, spesso indicati con l’abbreviazione PUR (talvolta anche PU), sono materie plastiche o resine sintetiche che trovano molteplici applicazioni. Vengono prodotti tramite la cosiddetta poliaddizione. Nella poliaddizione, gli isocianati vengono combinati con alcoli, creando così una catena dei numerosi gruppi uretano da cui il materiale prende il nome. A seconda della composizione dei singoli componenti e del metodo di produzione, le proprietà della plastica risultante possono variare notevolmente.
Storia del materiale
Sebbene oggi il materiale sia di grande attualità in molte applicazioni, la storia del poliuretano risale al 1937. All’epoca, il materiale fu sintetizzato per la prima volta nei laboratori della Bayer AG da Otto Bayer. La diffusione del poliuretano fu tuttavia inizialmente frenata dalla seconda guerra mondiale. Nel corso della ripresa economica, tuttavia, la plastica ha rapidamente acquisito importanza, tanto che già nel 1960 ne venivano prodotte 45.000 tonnellate. Questa cifra, però, è solo l’inizio: nel 2002 sono state prodotte in tutto il mondo oltre 9 milioni di tonnellate di poliuretano. Studi del 2015 indicano che sul mercato mondiale il fatturato annuo legato al poliuretano ammonta ormai a circa 50 miliardi di euro.
Diversi tipi di poliuretano
Come accennato all’inizio, il poliuretano può presentare molte caratteristiche diverse. Per orientarsi è utile la suddivisione in termoplastici, termoindurenti ed elastomeri. Questa classificazione è comune per diverse materie plastiche ed è di particolare importanza nella ricerca del materiale giusto.
Termoplastici: i termoplastici possono essere deformati anche dopo la loro produzione mediante riscaldamento. Il materiale modifica quindi le proprie proprietà al variare della temperatura. Di norma, i termoplastici diventano più duri al diminuire della temperatura e
diventa più morbido all’aumentare della temperatura. Il tutto può essere paragonato al cioccolato: quando si modella un Babbo Natale di cioccolato, questo risulta solido a temperatura ambiente o in un ambiente fresco e mantiene la sua forma. Tuttavia, sarebbe possibile senza problemi sciogliere nuovamente il Babbo Natale riscaldandolo e dare alla massa di cioccolato la forma di un coniglietto pasquale.
Termoindurenti: a differenza dei termoplastici, i termoindurenti non possono più essere rimodellati una volta assunta la loro forma iniziale. Di norma presentano una maggiore durezza e sono quindi particolarmente adatti soprattutto per i pezzi stampati. Per fare un paragone con la cucina, si potrebbero paragonare i termoindurenti all’impasto di una torta. All’inizio è liquido (o almeno viscoso). Una volta cotta nella sua teglia, la torta diventa solida. Non importa quanto la si riscaldi o la si raffreddi, non tornerà mai più ad essere un impasto liquido.
Elastomeri: gli elastomeri mantengono la loro forma, ma sono elastici in un ampio intervallo di temperature. Possono quindi essere deformati per trazione o compressione, ma poi ritornano sempre alla loro forma iniziale. Nel linguaggio comune, gli elastomeri di poliuretano sono quindi chiamati anche «gomma poliuretanica».
Diversi gradi di durezza del poliuretano
Il grado di durezza gioca un ruolo fondamentale nella scelta del materiale poliuretanico più adatto. Il materiale deve essere piuttosto flessibile o piuttosto rigido? La cosiddetta durezza Shore fornisce una panoramica su questo aspetto. Essa permette di misurare quanto un materiale sia duro rispetto a un altro. La durezza Shore viene determinata premendo un provino standardizzato nel materiale da testare con una pressione specifica. La durezza Shore viene determinata in base alla profondità di penetrazione del provino nel materiale, utilizzando uno strumento di misura chiamato durometro.
Esistono diverse scale per la durezza Shore. Per le materie plastiche si utilizzano tradizionalmente le scale da Shore A a Shore D. In questo contesto, Shore D è nettamente più duro di Shore A. Il valore indicativo è integrato da un numero che precede la lettera della scala. Maggiore è il numero, più duro è il materiale. Un’indicazione completa della durezza Shore potrebbe quindi essere, ad esempio, Shore 80 A. In questo contesto, le scale Shore A e Shore D si sovrappongono in un determinato intervallo: Shore 80 A corrisponde, ad esempio, all’incirca a Shore 36 D.
Vantaggi rispetto ad altri materiali
Il principale vantaggio del poliuretano risiede nella sua versatilità. Il materiale può essere modellato in diverse forme con il minimo sforzo. I termoplastici e gli elastomeri, ad esempio, sono adatti per applicazioni in cui una certa flessibilità è un requisito fondamentale. I termoindurenti, invece, grazie al loro maggiore grado di durezza, sono in grado di sopportare sollecitazioni più elevate. I componenti in poliuretano sono adatti alla costruzione leggera e, nella maggior parte dei casi, non richiedono l’uso di plastificanti dannosi per l’ambiente. A ciò si aggiunge la longevità dei poliuretani, dovuta alla loro elevata resistenza all’abrasione e alle buone proprietà di recupero elastico. Qui è disponibile un confronto dettagliato tra poliammide e poliuretano.
Per cosa viene utilizzato il poliuretano?
Uno dei fattori di successo di questo materiale è la sua versatilità. Sebbene sia ormai indispensabile nella vita quotidiana moderna, i suoi ambiti di applicazione specifici sono ancora relativamente poco conosciuti:
Impiego come materiale isolante: il poliuretano presenta una conducibilità termica molto bassa ed è quindi ideale come materiale isolante. Un ulteriore vantaggio di questa plastica è la facilità con cui si producono schiume di poliuretano in diverse forme, il che ne consente l’impiego sia nei furgoni refrigerati che nell’isolamento degli edifici e in molte altre applicazioni.
Il poliuretano nell’estrusione: grazie alla loro buona deformabilità a temperature elevate, i poliuretani termoplastici sono ideali per la lavorazione mediante estrusione. In questo processo, la plastica viene riscaldata e spinta sotto pressione attraverso un’apertura di formatura. In questo modo si ottiene, ad esempio, il tubo in PUR, utilizzato in molti settori industriali per trasportare in modo affidabile aria o altri fluidi da A a B (maggiori informazioni sull’argomento tubi per aria compressa). Inoltre, questo processo è particolarmente adatto alla produzione di raschiaolio in poliuretano.
Il poliuretano nello sport e nel tempo libero: fino agli anni ’70, la classica pelle era ancora il materiale predominante nella produzione dei palloni da calcio. Oggi, invece, molti modelli vengono realizzati incollando diversi strati di poliuretano. Ciò offre il vantaggio di ottenere una superficie senza cuciture, che assorbe molta meno acqua rispetto ai palloni in pelle comparabili. Ma non solo i palloni: anche molte scarpe da calcio sono oggi costituite in gran parte da poliuretano. Questo versatile materiale plastico si trova anche nelle suole in schiuma ammortizzanti delle scarpe da corsa.
Il poliuretano nell’industria automobilistica: anche nei modelli di auto, dalle utilitarie alle auto di lusso, i componenti in poliuretano sono ampiamente diffusi. Che si tratti di elementi di rivestimento per i pannelli delle portiere o i cruscotti, di schiume PUR nei sedili o di tubi pneumatici per il controllo dell’aerodinamica attiva, oppure dei sedili massaggianti nei modelli premium, quasi tutto è possibile.
Tutto ciò rappresenta tuttavia solo una piccola parte delle possibilità di impiego di questa versatile materia plastica. Elencare tutti i campi di applicazione andrebbe però oltre lo scopo di questa panoramica.
Il poliuretano è riciclabile?
Non è così semplice rispondere alla domanda sulla riciclabilità del poliuretano. Ciò è dovuto al fatto che le diverse tipologie di questa materia plastica, già illustrate in precedenza – termoplastici, termoindurenti ed elastomeri – presentano diversi livelli di difficoltà nel riciclaggio.
Il caso più semplice è quello dei termoplastici: poiché, come suggerisce il nome, possono essere deformati ad alte temperature, il poliuretano termoplastico è relativamente facile da riciclare. Se il materiale non viene contaminato eccessivamente con additivi durante la sua prima lavorazione, in teoria può essere semplicemente fuso e rielaborato. A tal fine, tuttavia, è necessario un po’ più di know-how di quanto possa sembrare a prima vista.
La situazione è diversa per i termoindurenti e gli elastomeri rispetto ai termoplastici. Una volta modellati inizialmente, questi materiali non sono più deformabili mediante il semplice riscaldamento. Tuttavia, anche dai rifiuti di questi tipi è possibile ricavare qualcosa grazie al riciclaggio: i termoindurenti e gli elastomeri possono essere macinati e miscelati con nuovo poliuretano, riducendo così in modo significativo l’impiego di materie prime. Esistono inoltre processi di riciclaggio chimico con cui i poliuretani possono essere scomposti nei loro singoli componenti.
Alla domanda iniziale «Il poliuretano è riciclabile?» si può quindi rispondere chiaramente con un «sì»
Sintesi
Il poliuretano è una plastica molto versatile e si presenta sia come termoplastico, sia come termoindurente, sia come elastomero. La sua produzione avviene tramite la reazione tra isocianati e alcoli (poliaddizione). Il materiale viene utilizzato in tutto il mondo in numerose applicazioni della vita quotidiana, spesso passando inosservato. Che si tratti di isolamento termico, dell’industria automobilistica o del campo da calcio, il poliuretano offre vantaggi rispetto ad altri materiali. Nella ricerca del materiale giusto, non solo il tipo (termoplastici, termoindurenti, elastomeri) riveste particolare importanza, ma anche il grado di durezza. Quest’ultimo viene misurato in base alla cosiddetta durezza Shore. Il poliuretano è fondamentalmente riciclabile, anche se per il processo è necessario un certo grado di know-how.
Domande frequenti sul poliuretano
Il poliuretano è tossico?
No, quando il poliuretano si presenta sotto forma di materiale indurito, non è tossico. Inoltre, di norma non contiene plastificanti che potrebbero fuoriuscire dal materiale. Pertanto, se utilizzato correttamente, è considerato sicuro e viene talvolta impiegato persino nel settore alimentare e in quello medico. Tuttavia, in caso di lavorazione errata (riscaldamento eccessivo), possono fuoriuscire gas che, in alcuni casi, possono essere nocivi per la salute.
Quali sono i vantaggi del poliuretano?
Rispetto ad altri materiali, il poliuretano è estremamente versatile. I termoplastici e gli elastomeri si distinguono per la loro flessibilità. I termoindurenti, invece, possono essere molto duri e quindi resistere a sollecitazioni elevate. In generale, il poliuretano è considerato molto robusto e durevole.
Quali sono gli svantaggi del poliuretano?
Uno dei principali svantaggi del poliuretano rispetto a molte altre materie plastiche è il prezzo. Trattandosi di un materiale di altissima qualità, molte materie plastiche simili sono più economiche.
Quanto è durevole il poliuretano?
In generale, il poliuretano è considerato un materiale molto resistente. La durata effettiva dipende fortemente dall’applicazione. Tuttavia, anche in presenza di sollecitazioni intense, il poliuretano si distingue per la sua resistenza rispetto ad altre materie plastiche.
Il poliuretano è biodegradabile?
No, il poliuretano non è biodegradabile in generale. In condizioni naturali, il suo processo di decomposizione richiede diversi decenni. Tuttavia, esistono alcune varianti specifiche di questo materiale che possono essere degradate da enzimi e microrganismi. Inoltre, le varianti termoplastiche del poliuretano sono facilmente riciclabili.

Dan Biebl
Amministratore delegato
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